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Come leggere i risultati dell'ultrascreen

Nell’ultimo post vi ho raccontato lo screening prenatale che ho effettuato alla dodicesima settimana. Dopo tre ore dalla conclusione del test mi sono arrivati i risultati dello screening e ammetto che non sono stati di facilissima lettura.

Dopo alcune ricerche su internet e soprattutto dopo aver parlato con la ginecologa tutto è stato più chiaro, quindi eccomi qui a scrivere come leggere i risultati dello screening prenatale.

La prima parte del documento è quella delle caratteristiche materne, la più semplice e di immediata lettura.

Caratteristiche del feto: transulenza nucale e osso nasale

La seconda parte elenca alcune caratteristiche del feto emerse dall’ecografia. Sulla frequenza cardiaca e la lunghezza vertice-sacro sono indicate delle grafiche lineari che posizionano su una retta il dato emerso rispetto alla media dei feti alla stessa settimana di gestazione.

 

La translucenza nucale è una dei marker più importanti che vengono valutati nell’ultrascreen per verificare il rischio di anomalie cromosomiche. La translucenza nucale è lo spazio di liquido presente nella nuca del feto. Nei casi di anomalie cromosomiche questo spessore aumenta. I valori “normali” della translucenza nucale dipendono dalla lunghezza vertice-sacro del feto.
Nel mio caso per una lunghezza di 60 mm è emersa una translucenza nucale di 1,3 mm e questo valore rientra nella media. Per una maggiore chiarezza riporto un grafico pubblicato dal Policlinico di Milano.

 

Un altro marker valutato è la presenza dell’osso nasale perché i bambini affetti da sindrome di down ne sono generalmente privi.

La sezione relativa alla biochimica materna deriva dal prelievo di sangue che hanno effettuato al momento dello screening. Questi dati combinati con le vostre caratteristiche anagrafiche e genetiche e con quelle fetali, forniscono il rapporto sul rischio che il bambino sia affetto da anolmalie cromosomiche.

Esito finale del test

Eccoci quindi all’ultima sezione del test “Rischi/Consulenza” che sintetizza tutto.

Per ciascuna delle tre patologie prese in considerazione dall’ultrescreen che ho effettuato (ce ne sono altri che valutano una quantità maggiore di possibili anomalie, vedi ad esempio il Prenatal Safe o il test Aurora) viene indicato il fattore di rischio base e la percentuale di rischio relativa alla mia gravidanza.

Come si evince dall’immagine la mia percentuale di rischio è stata valutata come bassa e questo mi ha resa felice e sollevata. Ma attenzione: si tratta soltanto di una percentuale, nulla di certo. Dunque, sia che l’esito sia buono o cattivo non si dovrebbe né festeggiare, né disperarsi. Probabilmente in caso di alto rischio emerso dallo screening il ginecologo potrebbe proporvi ulteriori esami per verificare in modo accurato le condizioni del feto.

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