Mamma e Lavoro
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Congedo di maternità: le discriminazioni nel mondo

gravidanza_condivisioneLa gravidanza è un momento tanto dolce quanto problematico dal punto di vista lavorativo, almeno in Italia e in molti Paesi europei e non. Le donne che si apprestano ad affrontare il momento del parto o che hanno da poco dato alla luce il proprio bambino, devono affrontare la questione dell'assenza dal posto di lavoro.

Entra qui in ballo il congedo di maternità, quel periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, in prossimità della gravidanza o nel puerperio, durante il quale la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione.

 

Vi abbiamo già parlato in questo articolo di come presentare la richiesta di congedo di maternità. Nel nostro Paese l'istanza va presentata all'Inps e la misura prevede che le lavoratrici in gravidanza possano rimanere a casa dal lavoro nei due mesi che precedono il parto e nei tre mesi successivi. Per quanto riguarda, invece, le lavoratrici dipendenti in Italia c'è anche la possibilità di non andare in ufficio nel mese che precede il lieto evento e nei quattro successivi (2+3 o 1+4).

 

Ad introdurre tutte le norme e le disposizioni legislative vigenti in materia di tutela e sostegno della maternità è la legge 53 dell'8 marzo del 2000. Il Testo Unico è stato approvato con il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, e ha introdotto o rese più esplicite alcune indicazioni, come l'opportunità per le lavoratrici autonome di usufruire, oltre all'indennità di maternità loro riservata, di tre mesi di congedo parentale.

 

In alcuni casi, se sussiste un accertamento medico, il congedo di maternità può essere anticipato. Ciò può avvenire nel caso di gravi complicanze della gestazione o preesistenti malattie, quando le condizioni ambientali o di lavoro siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino/a o quando la lavoratrice si occupa generalmente di lavori pesanti, pericolosi o insalubri non può essere addetta ad altre mansioni (Se volete conoscere i dettagli del congedo di maternità in Italia cliccate qui, oppure leggete questo post per scoprire le agevolazioni che l'Inps riconosce ai genitori lavoratori).

 

Secondo quanto prescritto dall'ILO, l'Organizzazione internazionale del lavoro, le donne in gravidanza oppure quelle che hanno appena partorito, se necessario, devono fare lavori alternativi temporanei o devono essere trasferite. Come ultima soluzione viene data poi la possibilità che venga loro assegnato un congedo pagato.

 

Sono 160 i Paesi che hanno fornito informazioni all’ILO. Di questi solo 84 - tra cui Islanda, Francia ed Etiopia - prevedono un trattamento speciale per le donne incinta. In Bulgaria e Brasile le donne vengono trasferite nel caso in cui il lavoro che compiono rappresenti un rischio per la loro salute. In Afghanistan alle lavoratrici sono assegnati dei compiti meno pesanti, mentre in Paesi come Bielorussia, Bolivia, Bosnia, Burkina Faso o Cile, non si può imporre una riduzione della paga se si è costrette a cambiar mansione per ragioni mediche.

 

Non funziona, però, allo stesso modo in ogni luogo. In Grecia, in Croazia, in Portogallo e persino in Italia, ad esempio, alcune società costringono le donne a firmare una lettera di dimissioni in bianco prima che queste vengano assunte, per poi utilizzarla nel caso in cui restino incinta. Nel Regno Unito, invece, il 7 per cento delle donne in dolce attesa - ovvero circa 30 mila persone - perderebbero il loro posto di lavoro per via del bebè in arrivo.

 

Del tutto diversa la situazione in altri Paesi europei. Dando uno sguardo alla Germania, qui la Mutterschutz Gesetz prevede che una donna in stato interessante possa essere spostata fin dai primi mesi in un reparto differente dal proprio se ciò comporta rischi o affaticamento. Quanto dura il congedo di maternità? La donna può richiederlo fino a sei settimane prima del parto e otto dopo, periodo durante il quale non può essere licenziata e continua a maturare ferie. Al ritorno sul posto di lavoro, le si deve garantire lo stesso posto o uno simile.

 

Le donne polacche hanno diritto come le italiane a 20 settimane, ma pagate al 100 per cento dello stipendio. La Finlandia offre 105 giorni, assicurando il 70 per cento dello stipendio. Quelle a tutti gli effetti considerate delle isole felici sono Croazia, Danimarca e Serbia dove addirittura alle mamme viene dato un congedo di un anno, integralmente retribuito.

 

Lo Stato dove è più facile essere mamme è la Norvegia che offre alle donne in stato interessante 36 settimane di congedo retribuite al 100 per cento o 46 all'80 per cento. Di questo periodo, 12 settimane sono riservate ai padri, che quasi tutti prendono perché - a differenza di quanto avviene nel nostro Paese - sembra strano che un papà non si occupi di suo figlio appena nato.

Ma non è tutto. Oltre agli assegni familiari, per i lavoratori autonomi, ogni neo mamma disoccupata riceve 6000 euro in un’unica soluzione per venire incontro ai bisogni dei primi mesi. Nel periodo successivo, fino ai 23 mesi si può usufruire di un assegno di settecentocinquanta euro al mese. E per concludere, lo Stato norvegese pensa persino al futuro dei bambini, versando duecento euro al mese su un conto corrente, aperto dai genitori, fino ai diciotto anni di vita del bambino. Questa somma, però, potrà essere spesa solo quando il ragazzo sarà maggiorenne.

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