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Dalla coppia al ‘nido’

Ecco, finalmente dopo mesi di attesa, è giunto il giorno tanto desiderato: un piccolo frugoletto è arrivato e i genitori si apprestano alle presentazioni ufficiali…

 

…ma la storia di questo incontro nasce diverso tempo prima, fra le pieghe di sogni, desideri e aspettative di due coniugi allora ancora coppia, nei loro piani per l’avvenire e, ancora, nel loro stesso esser stati figli che, fra gioie e preoccupazioni, scompaginano l’equilibrio della loro casa, trasformandola in nido.

 


Oggi, sempre più spesso, la genitorialità è un evento scelto e meno inatteso e questo contribuisce a rendere tale passaggio più denso e pensato, per quanto naturale e gioioso.

La genitorialità, infatti, non coincide con il lieto evento: è un percorso psichico e relazionale che muove i primi passi già dal concepimento e che per ‘maturare’ richiede un tempo, che in parte è quello della gestazione ed in parte va oltre, non fermandosi mai per tutto il resto della vita.

 

L’arrivo di un figlio (e non solo del primo) è un momento di grande trasformazione. Spesso i neo-genitori si ritrovano a fare i conti con la fatica della trasformazione dei loro equilibri relazionali: non sono infrequenti infatti i timori di non poter fare ‘più niente’, di perdere i contatti con ‘tutti’ o di allontanarsi dal proprio partner. Questo in parte è vero, ma solo in parte: è vero che inevitabilmente i ritmi e le priorità cambieranno, che vi deve essere la capacità di aprirsi al nuovo e rinegoziare i vecchi equilibri, ma al contempo è importante poter far convivere il legame amoroso con il ruolo genitoriale, senza che l’uno scalzi interamente o rigidamente l’altro.

 

Dopo un primo e fisiologico periodo di assoluta centratura sul bambino è importante infatti recuperare una propria intimità, ritrovandosi come uomini e donne oltre che padri e madri.

 

È chiaro che coniugalità e genitorialità sono due percorsi strettamente intrecciati: più salda è l’intesa di coppia più facile sarà sostenere il partner nell’acquisizione del suo ruolo genitoriale, trasmettendo fiducia nelle sue capacità e vivendo come risorsa le reciproche differenze; di contro, più ci si sente legittimati dall’altro nelle fatiche dell’essere genitori, più è facile mantenere un contatto emotivo autentico e profondo.

 

È così che procede il viaggio, fra ansie, tensioni, gioie, fasi di crescita e altre di stasi, momenti in cui ci si appoggia ed altri in cui si sostiene, avendo a mente che la meraviglia sta negli occhi di chi cerca…

Dott.ssa Paola Cavani

Psicologa Psicoterapeuta

 

 

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