Mondo mamma
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Ecografia morfologica

Al quinto mese di gravidanza arriva un appuntamento molto importante: l’ecografia morfologica. Si tratta di un’ecografia accurata e approfondita che analizza dati ed elementi capaci di verificare la crescita e la salute del feto. Inoltre, considerata l’epoca gestazionale, l’ecografia morfologica generalmente fornisce con discreta certezza il sesso del bambino.

Contrariamente a quanto avvenuto per lo screening che mi aveva tanto messo in ansia, l’ecografia morfologica la aspettavo con gioia e curiosità. Avevo voglia di vedere il mio piccolo (o meglio, la mia piccola, secondo le probabilità emerse dall’ultima ecografia) e il fatto che io stessi molto bene mi lasciava credere che fosse lo stesso anche per il bambino.

Purtroppo, l’ecografia morfologica che ho effettuato alla ventesima settimana di gravidanza non è stata tutta rose e fiori. La mia ginecologa, primario dell’ospedale Buccheri La Ferla, mi ha suggerito di fare l’esame in ospedale: si ha diritto all’esenzione totale dal pagamento del ticket. Gli esami in ospedale sono molto diversi da quelli fatti privatamente: lunghe code di attesa, ambienti generalmente frequentati da gente ammalata (inizia a dilagare l’influenza ed ero terrorizzata dall’essere infettata da qualcuno) e infine un contatto molto più distaccato e asettico rispetto al rapporto ormai confidenziale che si è instaurato con la mia ginecologa.

Qualche consiglio utile per gli esami in ospedale.
E’ necessaria la prenotazione dell’esame attraverso il CUP, almeno con qualche settimana di anticipo. Nel caso della morfologica fatelo anche il mese precedente perché l’esame va effettuato in un’epoca gestazionale ben definita. E’ sempre prevista una corsia preferenziale per le donne in gravidanza quindi non fate la fila per la presentazione della ricetta, ma informatevi su quale turno dovete seguire, risparmierete molto tempo.

Verificate bene la vostra ricetta: la dicitura corretta per l’ecografia morfologica deve essere “visita ostetrica morfologica”. Il mio medico ha indicato “visita ginecologica” che non prevede l’esenzione pertanto ho dovuto trascorrere un’intera mattinata allo sportello per mettere in comunicazione l’ospedale con il mio medico curante e far modificare la richiesta.

Infine, date un’occhiata all’ambulatorio in cui verrete visitate: spesso all’ingresso le mamme in attesa predispongono delle liste di turno in base all’orario di arrivo perciò non è detto che l’orario che vi hanno comunicato in fase di prenotazione sia rispettato.

Dopo alcune ore di attesa finalmente arriva il mio turno. L’ecografia ha raccolto le misure delle ossa del bambino, ha verificato la frequenza cardiaca e la conformazione del cuore, la circonferenza addominale e la presenza degli organi interni, la quantità di liquido amniotico. Ho compreso immediatamente, dall’espressione del medico che mi visitava, che qualcosa non procedeva nel verso giusto: è stata riscontrata la presenza di Notch bilaterale, ovvero un ridotto flusso delle arterie uterine che apportano sangue e ossigeno all’utero.

Cosa significa? Le mie arterie uterine non si sono dilatate parallelamente alla dilazione dell’utero e dunque potrebbero risultare troppo piccole per fornire all’utero, e quindi al bambino, il corretto afflusso di sostanze man mano che l’utero continua a dilatarsi. Questo problema potrebbe, nell’ipotesi estrema, comportare una ridotta crescita del bambino ed eventualmente l’esigenza di ricorrere a un parto prematuro.

Sono tanti condizionali, tante ipotesi che non è detto che si verifichino, ma certamente tanti dubbi che rendono la gravidanza più complessa e più a rischio.

La morfologica ha dissipato ogni incertezza sul sesso del bambino: è un maschio! La mia sensazione di mamma si è rivelata corretta, ma al momento i miei pensieri corrono altrove, non certo al corredino.

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