Mamma e Lavoro
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Genitori che lavorano

Essere genitori è un impegno molto faticoso e difficile, soprattutto per coloro che lavorano.

 

Ma quali sono i diritti dei genitori lavoratori?
Per rispondere a questa domanda abbiamo fatto delle ricerche accurate e siamo riusciti a scoprire un po’ di informazioni sull’argomento.

 

In primis, abbiamo individuato un servizio di consulenza sulle tematiche connesse alle politiche familiari, realizzato dal Dipartimento Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'INPS, nell'ambito di un progetto di nuova informazione a sostegno della famiglia.

 

Grazie a questo servizio, i cittadini interessati possono avere informazioni dettagliate attraverso il “Chiama Ora” on line, inviando e-mail a “Inps-risponde” o chiamando il numero telefonico 803.164.
Le agevolazioni di cui hanno diritto le mamme che lavorano, ma anche i papà, variano in base alla tipologia di contratto di lavoro al quale sono sottoposti.
Per questo motivo, in questa prima parte della nostra analisi su ciò che spetta ai genitori lavoratori, ci soffermeremo sui lavoratori dipendenti.

 

 

Indennità di maternità e paternità

Alle genitrici che possiedono un contratto di dipendenza o stanno percependo l’indennità di disoccupazione da lavoratore dipendente spetta l’indennità di maternità (figli biologici) – compenso economico, sostitutivo della retribuzione, pari all’80% dello stipendio giornaliero percepito nell’ultimo mese di lavoro. L'importo viene pagato dall’Inps per il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro per maternità (congedo di maternità - 1 o 2 mesi prima del parto e 4 o 3 mesi dopo il parto-).

Per ottenere tale indennizzo basta presentare la domanda al proprio datore di lavoro o se si è disoccupati direttamente all’Inps, compilando un modello prestampato o attraverso il coordinamento di un patronato e allegando la documentazione richiesta.

Esiste inoltre, un’indennità di maternità rivolta alle madri adottive, anch’essa pari all’80% della retribuzione giornaliera percepita nell’ultimo mese di lavoro, che sostituisce lo stipendio delle lavoratrici per 5 o 3 mesi in base alla tipologia di adozione. Le modalità per ottenere tale compenso sono pressochè uguali a quelle delle madri biologiche, a differenza dei documenti da presentare, che variano per le due categorie.

 

Oltre all’indennità di maternità, esiste anche l’indennità di paternità (figli biologici), che sostituisce la retribuzione per un periodo di assenza dal lavoro per paternità – dal giorno del parto al periodo che sarebbe spettato alla madre -, in caso di morte o grave infermità della madre, abbandono del figlio da parte della madre, affidamento esclusivo del bambino al padre (congedo di paternità).

Anche in questo caso si tratta dell’80% della retribuzione giornaliera percepita nell’ultimo mese di lavoro e la modalità di richiesta di tale compenso è la stessa delle precedenti, salvo la documentazione che varia di caso in caso. Hanno lo stesso diritto anche i padri dipendenti di figli adottivi.

Scarica qui il modulo di maternita/paternità

 

 

Congedo parentale

Un’altra agevolazione della quale hanno diritto i genitori con contratto di lavoro di dipendenza è l’indennità di congedo parentale, che sostituisce la retribuzione, per un periodo di assenza facoltativa dal lavoro complessivamente pari a 10 mesi.

Il periodo di congedo, durante il quale il genitore riceverà  il 30% della retribuzione giornaliera percepita nell’ultimo mese di lavoro, è riconosciuto ai genitori per ciascun figlio nato o adottato/affidato e spetta fino al compimento dei 3 anni di età del bambino oppure entro i 3 anni dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato. Se però le condizioni di reddito sono al di sotto della norma stabilita, il periodo può protrarsi fino agli 8 anni di età del bambino. La domanda di tale pratica va presentta sempre o al datore di lavoro o all’Inps, in base alla situazione personale.

Scarica qui il modulo di domanda per congedo parentale

 

 

Allattamento

Oltre alle agevolazioni sopra descritte, i lavoratori dipendenti hanno diritto anche all’indennità per riposi per allattamento, durante le ore di assenza dal lavoro fruite per l’allattamento durante il primo anno di vita del bambino oppure durante il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore in caso di adozione o affidamento. Tale rimborso può essere conferito anche al padre in casi particolari (morte della madre, affido esclusivo al padre, etc…).

 

La domanda va presentata al datore di lavoro, ma nel caso fosse il padre a farne richiesta, si deve presentare istanza anche all’Inps.

Modulo di domanda per allattamento padre

 

 

Purtroppo i genitori italiani non sono tutti lavoratori dipendenti: esistono, infatti, lavoratori con contratti atipici, liberi professionisti ed anche disoccupati.
Di ciò di cui hanno diritto queste restanti categorie ce ne occuperemo nel prossimo articolo.
Per maggiori info sull’argomento consultate il sito web dell'Inps.

 

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