Chiedi all'esperto
434

Genitori iperprotettivi

 

I genitori protettivi, in inglese "helicopter parenting" generano figli ansiosi. Lo rivela uno studio condotto in Australia dal Centro di Salute Emotiva dell'Università Macquaire di Sidney e pubblicato sul giornale scientifico PlosOne. Lo studio dimostra che l’ansia e l’eccessivo coinvolgimento materno durante lo sviluppo del proprio figlio portano ad una diagnosi clinica di ansia più avanti negli anni.

 

Anche quando il proprio figlio mostra una difficoltà, il comportamento più adatto non è quello della mamma-chioccia, ma quello che si tiene indirizzando il bambino all’interno di una situazione e incentivando un comportamento coraggioso (L. Hudson).
Se il bambino, infatti, non affronta l'esperienza che genera ansia, crescerà più insicuro e meno preparato ad affrontare una situazione pericolosa in futuro. È importante, dunque, che il bambino possa vivere una determinata situazione d’ansia provando a mettere in atto un comportamento di risposta a tale situazione.

 

In Italia generalmente il termine "genitori chioccia" riveste un’accezione positiva, mentre nei paesi anglofoni l'espressione "helicopter parenting" presenta un'accezione negativa e viene utilizzato oramai da decenni per descrivere quei genitori che, come elicotteri, ronzano costantemente sopra la testa e la vita dei propri figli. Un’iper-presenza fisica, ma soprattutto psicologica che spesso appare esagerata sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi.

 

 

Mamme chiocce, ricredetevi: non è sano proteggere i vostri figli a qualunque prezzo! Basta difendere da tutto e tutti e dare sempre loro ragione! Insegnare il fallimento ai figli fa bene. Non è l’errore il nemico numero uno della crescita dei vostri figli, imparare a sbagliare e confrontarsi con il fallimento può essere un utile stimolo a migliorarsi oltre a fortificare il proprio carattere.
E’ importante che i figli affrontino la realtà come si presenta, imparando cos’è il “fallimento” fin da piccoli. Fare errori consente di imparare da essi, aiutando a crescere e a capire come comportarsi nella vita. Encomiare i propri figli davanti a tutti, credendo che siano perfetti e che loro non sbaglieranno mai nella vita è dannoso per la loro crescita e personalità.

 

Il fallimento non è un qualcosa da cui scappare, oltre ad essere affrontato, deve essere considerato una fondamentale occasione per crescere e imparare come reagire alle sconfitte attraverso i propri errori, maturando le proprie strategie personali e inventando nuove strade da percorrere per non ripetere lo stesso errore.

 

Dunque è importante insegnare ai propri figli che al fallimento si reagisce tentando ancora nuove strade, ma che bisogna accettarlo come parte della nostra vita.
A mettere in risalto l’argomento è stato l’autore canadese Paul Taugh, autore del libro How Children Succeed, ovvero ”Come i bambini hanno successo”, edito da Rizzoli. Taugh descrive l’esperienza di una maestra di New York che è riuscita a portare una classe di ragazzini che presentavano forti difficoltà e fragilità a vincere i campionati nazionali di scacchi. La chiave del successo del metodo di questa insegnante sta nell’aver fatto apprezzare ai suoi studenti gli errori che vengono fatti nel corso degli scacchi, i quali consentono di imparare per il futuro.

 

Insomma, il fallimento nella vita è inevitabile e far comprendere ai bambini come superarlo, è fondamentale. Che ne pensate?

 

Dott.ssa Chiara Hoffman
Psicoterapeuta Gruppoanalista,
specializzata alla COIRAG



 

Autore: