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Latte vaccino per i bambini

Un nuovo tabù coinvolge l’opinione pubblica: latte di mucca si o no per i bambini?

 

Alcuni opinion leader, dopo le affermazioni del dottor Benjiamin Spock, padre della moderna pediatria, bandiscono del tutto il latte dall’alimentazione umana dopo i due anni. Spock, infatti, da sempre a favore del latte vaccino, ha radicalmente cambiato idea scrivendo nel suo ultimo libro “Baby and child care” che il latte vaccino può provocare deficienze immunitarie e disturbi vari, tra cui anemia, allergie e persino un insufficiente sviluppo cerebrale, soprattutto in fase di crescita.

 

 

Sull’essenzialità dell’allattamento al seno abbiamo già parlato in un precedente articolo e ribadiamo la sua importanza come latte genuino, sempre fresco e batteriologicamente puro. Allattare il bambino con il latte materno nei primi due anni di vita consente, oltre a rafforzare il legame affettivo, di garantire al piccolo la formazione di immunoglobuline secretorie, che proteggono il neonato dalle infezioni respiratorie e intestinali.

 

Il primo liquido secreto dalle ghiandole mammarie della donna, subito dopo il parto, è il colostro, ricco di proteine e lattosio, e poverissimo di grassi: 1,2-1,5 %di proteine, dal 3 al 5% di grassi, dal 6,5 al 10% di carboidrati e 2% di sali.
Le sostanze nutritive presenti nel latte vaccino, invece, contengono un eccesso di proteine che comportano una accelerazione innaturale del metabolismo nociva  nella fase di crescita del bambino. L’eccesso di proteine comporta una crescita più veloce di quella geneticamente predeterminata (preferisce lo sviluppo osseo a quello celebrale, caratteristica più animale che umana) portando a un invecchiamento più rapido.

 

La nutrizionista Chiara Costanza, anche se non condivide pienamente l’eccessivo attacco al latte vaccino, fa presente come oggi il latte di mucca non sia più sintomo di genuinità, vista la tipologia di nutrimento previsto negli allevamenti.

«Concluso l'allattamento -afferma la dottoressa Costanza - fino ai 2 anni, non è fondamentale che il bambino lo beva per le proprie ossa.  Oggi in molti studi effettuati su popolazioni del nord Europa, dove la percentuale di coloro che consumano latte è nettamente più bassa che in Italia, non si riscontra una maggiore prevalenza di osteoporosi. Inoltre, crescendo si tende a perdere la lattasi, l'enzima digestivo, che propone un altro elemento a favore dell’eliminazione di questo alimento durante le fasi successive all’allattamento materno. Per combattere l’osteoporosi, sembrano avere maggior rilievo l'attività fisica e la vitamina D.

Infine, - conclude la Dott.ssa Costanza - non dobbiamo sottovalutare la qualità del latte e dei suoi derivati che oggi sono prodotti da mucche nutrite con mangimi scadenti e nella maggior parte dei casi in allevamenti intensivi».

 

 

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