Mondo mamma
1974

Le 3 fasi del parto naturale

(foto: juhansonin - Flickr)

La seconda fase del parto naturale consiste nell'espulsione del bambino. Questo momento, a livello fisiologico, corrisponde con l'istinto a spingere che avverte la futura mamma la quale viene invitata ad assecondare i movimenti del bambino per permettergli di nascere.   Se il bambino ha difficoltà a nascere, il ginecologo può decidere di facilitarlo effettuando un taglio in corrispondenza della vagina chiamato episiotomia.

A seconda della situazione il taglio può essere centrale e corto (lungo circa 3 cm e direzionato verso l'ano) o più lungo (4/5 cm e verso la natica destra). Nel primo caso vengono recise soltanto la cute e una parte della mucosa vaginale, nel secondo, invece, vengono recisi anche i muscoli.   In base alla tipologia di incisione vengono, poi, applicati i punti in anestesia locale che possono essere esclusivamente esterni oppure anche interni.

 

La terza e ultima fase del parto naturale: il secondamento


Il parto naturale si conclude con il secondamento che consiste nell'espulsione della placenta e delle membrane legate alla gravidanza. Generalmente la placenta viene espulsa subito dopo la nascita del bambino con l'ultima contrazione dell'utero, ma in alcuni casi è necessario l'intervento manuale del ginecologo o dell'ostetrica. La placenta, inoltre, viene accuratamente esaminata per verificare la presenza di eventuali parti mancanti che devono essere comunque espulse: in presenza di dubbi, il ginecologo provvede a esaminare l'utero per accertarsi che sia pulito.   A questo punto il parto naturale è terminato: la neo-mamma deve restare qualche giorno in ospedale in osservazione e poi è libera di tornare a casa insieme al suo bambino.

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