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Partorire in casa, in Olanda c'è il kit per le mamme

neonato_dirittiGarze, lenzuola di plastica, pannoloni, gel disinfettante, assorbenti materni, detersivo delicato per i panni, ovatta e un pupazzo per il bebè. Sono gli strumenti che le future mamme, in Olanda, trovano all'interno di un kit che ricevono a casa, in vista del parto.

Già, perché nel Paese del tulipani è abitudine radicata ormai da anni quella di dare alla luce il proprio bambino tra le mura di casa. Si partorisce, invece, in ospedale sono quando strettamente necessario e nei casi di parti a rischio.

Ci sono però dei diktat fondamentali sui quali non si transige. Il bambino deve essere cresciuto bene nel grembo materno. Il travaglio deve, poi, iniziare in modo spontaneo e il nascituro deve trovarsi in posizione cefalica. L'ospedale, infine, non deve essere lontano più di 30-40 minuti dall'abitazione.

Una routine certamente ancora lontana dall'Italia, anche se da qualche anno soprattutto in Emilia Romagna, nelle Marche, in Piemonte, in Trentino e da poco nella regione Lazio si comincia ad assistere ad alcuni casi di "nascite domestiche" ed è previsto un rimborso di quanto speso in casa. Cifra che resta comunque inferiore a quanto lo Stato spende per un parto in ospedale.

Il box arriva a chi ha un'assicurazione sanitaria, obbligatoria per chi vive lì. Cosa, poi, di particolare interesse è il fatto che se si decide di partorire in un nosocomio, il pacco viene donato ad una onlus che opera in Africa. Ma una percentuale davvero alta di donne, pari a una su tre, decide di affrontare questo momento così importante e delicato proprio dove ha trascorso il resto della gravidanza.

Accanto alla partoriente ci saranno un'ostetrica, una puericultrice e un operatore sanitario. Questa equipe supporterà la neo mamma anche nei giorni successivi. Insomma, un vero mini ospedale ma in un ambiente certamente più sereno. Se qualcosa dovesse andare storto, le donne vengono trasferite subito in ospedale, ma ciò accade solo nel 20 per cento dei casi.

Tornando all'Italia, secondo i dati dell'ultimo rapporto Cedap, solo lo 0,1 per cento del totale dei parti (circa 540mila ogni anno) avviene in casa. Nel Bel Paese, infatti, è troppo radicata l'idea della nascita come un evento patologico, rischioso e traumatico ed è sempre più alta anche la percentuale di parti cesareo.

Ma non è ancora tutto. Secondo alcune regole ministeriali, l'Italia non solo impone alle ostetriche di portar con sé un farmaco non in commercio come l’ossitocina, ma obbliga anche le donne che vogliono farsi seguire in gravidanza da un’ostetrica - in modo totalmente diverso da ciò che accade in Europa - di avere delle certificazioni preventive da parte di un medico.

Voi che ne pensate? Partorireste in casa?

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