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Piccoli geni crescono

Stiamo diventando “grandi”: arrivano le scuole elementari!!!

Ma è  giusto iscrivere i bimbi alla “primina” oppure no?

 

Sempre più spesso, oggi, i nostri bambini entrano nel circuito scolare molto presto e non è infrequente che già all’asilo molti di loro sappiano scrivere qualcosa o leggere un numero qua e là. Questo è certamente fonte di grande orgoglio per i genitori ed è indubbio indice di bambini molto responsivi agli stimoli dell’ambiente in cui hanno vissuto.

 

Capita a volte che i nostri cuccioli non vogliano separarsi da un amichetto conosciuto all’asilo, magari un po’ più grande di lui o lei, o che le maestre ci indichino le grandi doti dei nostri figli, dipinti come “ometti” o “signorine”. Questi e molti altri possono essere i motivi per cui i genitori pensano ad anticipare l’ingresso fra i banchi…ma forse occorre valutare anche altro.

 

La scuola è il primo contesto sociale in cui il bambino deve imparare a rispettare delle regole: fare silenzio, stare seduto per un periodo di tempo lungo e continuato, tenere in ordine libri e quaderni. E ancora: mantenere l’attenzione su un compito strutturato in modo molto diverso dai giochi a cui finora era abituato, confrontarsi con le prime richieste di rendimento e apprendimento, socializzare non su base di spontanee spinte affiliative ma in base alla composizione casuale della classe. Poi non va sottovalutato che, al di la dell’età anagrafica e delle doti “innate”, i nostri piccoli hanno anche un tempo biologico di sviluppo delle capacità che, a livello cognitivo, sono richieste in età scolare: lo sviluppo completo delle aree del cervello e l’affinamento delle funzioni a cui sono deputate (tra cui appunto l’attenzione e la concentrazione) avviene comunque intorno al 6° anno di vita.

 

Insomma, il passaggio dall’asilo alla scuola elementare è un momento delicato che, se non gestito adeguatamente, può divenire (inutilmente) stressante. Questo però non significa demonizzare a priori la scelta della primina ma, piuttosto, porre attenzione ai piccoli dettagli. Alterazioni del sonno, eccessiva irritabilità, rifiuto ad andare a scuola, ritorno a vecchie modalità di comportamento magari superate da un po’ (es. rifare la pipì a letto la notte), eccessivo affaticamento: sono tutti indizi del fatto che, possibilmente, al nostro bambino stiamo chiedendo troppo.

In quel caso potrebbe essere utile parlare con le maestre, alleati preziosi per il monitoraggio dei bimbi: loro potrebbero sostenerne l’inserimento in aula e facilitare il passaggio da un luogo esclusivamente ludico ad uno più strutturato; infine, se eventualmente il malessere non svanisse nel corso delle prime settimane, si potrebbe sempre rivalutare il ritorno per un altro anno all’asilo...cari genitori, in questo caso, ricordate che non si tratta di un fallimento, ma è solo la dimostrazione che il gioco è una cosa seria!

 

 

Dott.ssa Paola Cavani

Psicologa Psicoterapeuta

 

 

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