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Studiare tra prati, alberi e ruscelli: a Ostia nasce la Scuola nel Bosco

Quanti di voi da bambini sognavano di studiare immersi nel verde, tra boschi incantati, immense distese, ruscelli sinuosi e un caldo sole a rendere tutto più gioioso? Per i bimbi di Ostia Antica questo non è più un sogno ma una vivida realtà.

E' nata infatti nella cittadina romana la "Scuola nel Bosco", un progetto sperimentale pensato per l'educazione primaria che ha come punto focale lo studio all'aria aperta, lontano da pareti costrittive. Non libri e quaderni, ma sassi, foglie e pietre come strumenti didattici, in un ambiente sicuramente più stimolante dei banchi di scuola. Tutto ciò che costituisce insegnamento didattico "lo si impara facendo", stimolando la fantasia e la creatività dei più piccoli.

Un progetto nato dall'incontro tra l'Emilio, che si occupa della gestione di un nido e una scuola dell'infanzia e l'Associazione Manes, che coordina i progetti Community School. E proprio l'associazione spiega i cinque elementi di base su cui si fonda il progetto pedagogico e didattico della Scuola nel Bosco:

  1. Lo spazio esterno come aula didattica privilegiata.
  2. Una grande attenzione alla relazione, nella nostra scuola il rapporto educatore bambino è 1 a 9 e non 1 a 25 come nella scuola dell’infanzia tradizionale
  3. L’esperienza diretta come principio cardine della didattica, come dice un proverbio giapponese molto caro a Bruno Munari e Gianfranco Zavalloni: ”Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara“.
  4. L’importanza delle emozioni, si può vivere da adulti felicemente senza sapere i logaritmi o senza conoscere la struttura dell’atomo, non si può essere felici senza sapersi relazionare con l’altro e non sapendo amare.
  5. Il gioco come veicolo didattico privilegiato e come strumento comunicativo maggiormente usato.

Un modello che trae ispirazione da quelli già presenti fin dagli anni '50 in Danimarca e negli anni successivi anche in Austria, Regno Unito e Svizzera. "Gli obiettivi pedagogici – afferma Danilo Casertano, responsabile della formazione, intervistato da Il Fatto Quotidiano – sono quelli che ci suggerisce il ministero della Pubblica istruzione e che sono raccolti in cinque campi d’esperienza: discorsi e parole, il sé e l’altro, il corpo e il movimento, immagini suoni e colori e la conoscenza del mondo".

Casertano tiene comunque a precisare che "la nostra progettazione pedagogica non si strutturerà esclusivamente sulle proposte dell’adulto che vuole trasmettere competenze ai bambini, ma partirà dall’ascolto di questi ultimi e dei loro bisogni. Per questo motivo anche il rapporto numerico educatore – bambino sarà ridotto: da 1 a 25 della scuola tradizionale a 1 a 10”.

Nessun castigo, nessun divieto, nessuna restrizione, solo un cartello in legno che ammonisce "In questo piccolo pezzo di mondo non è vietato: giocare a palla, saltare sulle balle, salire sugli alberi, ridere a crepapelle, sporcarsi, giocare con l'acqua, urlare di gioia, andare nelle pozzanghere". Con buona lena delle mamme...

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